Come può il capitale diventare una leva di sviluppo per le imprese sociali e, allo stesso tempo, generare valore per le comunità? È stata questa la domanda al centro del quarto appuntamento di Cantieri di Futuro, il ciclo promosso dal Centro Sperimentale di Sviluppo delle Competenze in Innovazione Sociale della Regione Campania.

A ospitare il workshop, il 2 ottobre, è stato il MATER – Ex Asilo di Mendicità di Cava de’ Tirreni, oggi rigenerato come Family Hub e polo di prossimità per le famiglie e le organizzazioni del Terzo settore. Un luogo parte integrante del Cantiere, esempio concreto di come la collaborazione tra Pubblica Amministrazione, imprese sociali e territorio possa tradursi in nuove infrastrutture sociali e servizi per la comunità.

Ad aprire la giornata i saluti di Elena Palma Silvestri, presidente dell’ATS La Città della Luna che gestisce il Family Hub, del Sindaco di Cava de’ Tirreni Raffaele Giordano e dell’Assessore alle Politiche Sociali e all’Inclusione Urbana Vincenzo Lamberti, insieme ai rappresentanti del Centro di Competenze.

Gli oltre 60 partecipanti – dirigenti e operatori del Terzo settore, studenti e ricercatori delle Università Federico II e di Salerno, dirigenti degli Ambiti sociali territoriali e della Pubblica Amministrazione, componenti del CTS del Centro di Competenze – si sono confrontati sul tema “Il denaro che genera Valore per la società. Strumenti finanziari per la sostenibilità delle imprese dell’economia sociale”, accompagnati da tre contributi capaci di offrire prospettive differenti e complementari.

Alessia Gianoncelli, con l’intervento dedicato alla finanza basata sui risultati, ha mostrato come la finanza a impatto possa orientare risorse pubbliche e private verso cambiamenti sociali concreti, definiti in anticipo e successivamente verificati, condividendo il rischio tra più soggetti e rafforzando la capacità degli enti di programmare e misurare i risultati prodotti. In questa prospettiva ha presentato TOUCH, progetto europeo coordinato da Torino Social Impact che sperimenta la costruzione di un fondo a impatto basato sui risultati, capace di integrare risorse pubbliche e private, investitori, soggetti attuatori e valutatori indipendenti. Un modello che affianca al sostegno finanziario percorsi di rafforzamento delle competenze e meccanismi premianti collegati agli obiettivi raggiunti.

Maria Enrica Lobina, con “Capitale, fiducia e innovazione filantropica”, ha richiamato la necessità di guardare oltre la semplice disponibilità di risorse: il capitale genera trasformazione quando incontra competenze, relazioni, tempi e traiettorie di sviluppo delle organizzazioni. La filantropia basata sulla fiducia e il capitale paziente possono così sostenere non soltanto singoli progetti, ma la capacità degli enti di consolidarsi, apprendere e produrre cambiamento nel lungo periodo.

A completare il quadro, Maurizio Bertipaglia, con “Il capitale come leva di sviluppo e di impatto per le imprese dell’economia sociale”, ha posto l’accento sulla natura pienamente imprenditoriale delle cooperative e delle imprese sociali: efficacia, sostenibilità economica e innovazione sono condizioni necessarie per rafforzarne la missione.

In questa prospettiva, particolare rilievo assume la funzione dei fondi di investimento a impatto come strumenti di capitalizzazione e rafforzamento patrimoniale. L’ingresso di capitale di minoranza può affiancare le risorse dei soci senza sostituirsi a esse, rendendo l’impresa più solida e capace di attrarre ulteriori finanziamenti, sostenere investimenti, innovazione e riorganizzazione, accedere a nuove commesse e affrontare percorsi di crescita. Il capitale diventa così una leva per costruire piani di sviluppo sostenibili e ampliare l’impatto sociale, soprattutto quando all’investimento si accompagnano competenze gestionali, supporto alla governance e sistemi di misurazione dell’impatto.

Come in ogni Cantiere, il confronto non si è fermato ai contributi degli esperti. Nelle due sessioni di lavoro collaborativo ai tavoli, gruppi volutamente eterogenei hanno messo a confronto esperienze, bisogni e punti di vista, interrogandosi sulle condizioni necessarie affinché le imprese dell’economia sociale possano accedere a capitali e strumenti finanziari adeguati alle proprie traiettorie di sviluppo. Ancora una volta, la metodologia partecipata ha trasformato competenze differenti in patrimonio comune e in possibili indirizzi per l’ecosistema regionale dell’economia sociale.

Il percorso di Cantieri di Futuro si avvia ora verso il suo ultimo appuntamento: giovedì 29 ottobre a Portici, presso Villa Fernandes, con “Reggere il cambiamento, rompere la solitudine. Leadership e sviluppo manageriale nell’economia sociale”.

Un Cantiere conclusivo che rappresenterà anche la chiosa del percorso sviluppato nei quattro incontri precedenti: dalle transizioni tecnologiche alla rigenerazione dei territori, dall’amministrazione condivisa alla sostenibilità economica. Al centro saranno le nuove competenze e le leadership di cui l’economia sociale ha bisogno per affrontare le grandi transizioni, accompagnare il ricambio generazionale, attrarre i giovani e rafforzare il proprio ruolo di attore dello sviluppo delle comunità.